PELLEGRINI, EDIFICI E LUOGHI DI ACCOGLIENZA

Tracce di murature e fondazioni, in particolare emerse durante i lavori nel lamione centrale, attestano la presenza di ulteriori costruzioni, antecedenti all’ultima fase silvo-pastorale.

Si trattava probabilmente di strutture destinate ad accogliere i monaci, ma anche pellegrini e potevano fungere da punto di sosta lungo i tratturi.

Un documento del 1274-1275 ricorda la presenza di un monastero, retto dall’abate Pietro, che versava alla diocesi di Gravina le decime dei proventi dovuti.

PASTORI E TRANSUMANZA

È probabile che a causare un progressivo declino del santuario sia stata la fondazione della nuova città di Altamura, voluta dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1236, che portò all’abbandono della vecchia strada Bari-Matera che aveva determinato la fortuna di questo santuario, a vantaggio di un tracciato più diretto verso il nuovo centro.

In seguito all’abbandono, la chiesa sovrastante andò in rovina; probabilmente a partire dal XVI-XVII secolo quanto restava delle sue murature fu inglobato nella costruzione di uno jazzo (recinto scoperto per la custodia delle greggi) composto da ampi e lunghi lamioni per ospitare, questa volta, pastori ed animali.

Le strutture murarie dell’ampio jazzo e i grandi ambienti coperti per proteggere il bestiame durante i periodi freddi e piovosi sono elementi peculiari delle masserie predisposte all’allevamento, correlati al fenomeno della transumanza in rapporto anche alla vicinanza del tratturello n. 93 Grumo-Santeramo.

L’acqua continua a essere fondamentale anche per le funzioni silvo-pastorali: un’enorme cisterna, posizionata a est dell’antica chiesa, raccoglie le acque piovane di ruscellamento e convogliate dai tetti, per abbeverare il bestiame.

La masseria del complesso di Sant’Angelo andò incontro ad un destino non diverso da quello di tante altre aziende rurali del territorio, rese obsolete e progressivamente abbandonate a causa delle nuove realtà economiche e produttive affermatesi nei primi decenni del Novecento.
Come un fossile, a ricordo dell’antico culto, perdura nella topografia dei luoghi l’antico toponimo Sant’Angelo.

Tavole

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