La Grotta
La Grotta di Sant’Angelo
Un crocevia di storia, fede
e cultura
Tra antichi tratturi e lungo la storica via Bari-Matera, sorge la Grotta di Sant’Angelo a Santeramo. Da secoli, questa via simbolo della transumanza ha visto il passaggio di pellegrini, pastori e bestiame, dando vita a strutture che ancora oggi raccontano storie di devozione.
In un territorio quasi privo di sorgenti, la presenza di acqua nella grotta appariva come un miracolo divino. L’acqua di stillicidio, raccolta in naturali vasche e laghetti, era considerata miracolosa e veniva utilizzata nei rituali di abluzione. I pellegrini, accorrevano per toccare le sacre pareti e pronunciare preghiere come “Memento Domine” e “ricordati di me Signore”, lasciando un segno indelebile della loro fede.




La Grotta di Sant’Angelo
Architettura e sacralità
Attorno alla grotta sorsero numerosi edifici destinati ad accogliere chi viaggiava lungo i tratturi. Tra questi, una cellula posta sul lato sud-orientale proteggeva l’ingresso alla sacra cavità. La chiesa di Sant’Angelo, risalente a metà del XII secolo, con la sua pianta bicellulare e la cupola in asse, testimonia il culmine del culto micaelico nel luogo. Le modifiche apportate agli accessi e la pavimentazione dei percorsi interni ne esaltavano il valore mistico..
La Grotta di Sant’Angelo
Testimonianze ed eredità
di un Santuario
Un’affascinante iscrizione risale al XV secolo: “Schivami dai mali me a nome Bella Bella”. I caratteri umanistici suggeriscono che una cortigiana di grandi città come Roma, Napoli o Venezia abbia lasciato la sua testimonianza, segnando l’ultimo passaggio di pellegrini in questo santuario.
Con la fondazione di Altamura nel 1236, il vecchio tratturo Bari-Matera perse la sua importanza, portando al declino della zona e alla rovina della chiesa sovrastante la grotta. Oggi, solo le fondazioni e alcuni elementi architettonici restano, ma il nome Sant’Angelo e le incisioni sulle pareti continuano a testimoniare la luce della fede che ha attraversato i secoli.





