VIABILITÀ ANTICA
La Grotta di S. Angelo è posta a ridosso del tratturello n. 93 Grumo-Santeramo, che a sua volta si immetteva nell’importante tratturo Melfi-Castellaneta: il percorso di quest’ultimo ricalca in gran parte quello della via Appia antica.
Il tracciato del tratturo n. 93 Grumo-Santeramo, utilizzato per l’allevamento transumante, ricalcava la strada che collegava Bari a Matera attraverso il percorso più breve tra i due centri. È questa la strada seguita dal generale bizantino Maniace quando nel 1042, partendo da Bari raggiunse in una sola nottata la zona delle Matine ove fece prigionieri 200 contadini barbaramente uccisi sotto le mura della città di Matera scesa a patti con i normanni.
Se nell’VIII-IX secolo Bari e Matera erano piccoli centri, nel corso dei secoli XI-XII erano ormai diventati i centri più importanti della Puglia Centrale. Infatti Matera, dopo l’abbandono di Metaponto nella metà del VI secolo, divenne nel Medioevo il centro più popolato della Murgia; Bari invece, dopo la distruzione di Canosa, accoglierà la sede del Catapano, rivestendo il ruolo di capitale dei domini bizantini in Puglia (Langobardia).
Altra strada importante è la via Gravina-Santeramo, frequentata in epoca classica e protostorica, come testimoniano i ritrovamenti archeologici rinvenuti in prossimità del suo percorso.
VIAGGIARE NEL PASSATO
Nel medioevo ci si spostava principalmente a piedi; il mezzo di trasporto utilizzato era il cavallo, il carro, il biroccino, il mulo: già Varrone scriveva delle carovane di muli che dai centri rurali della Puglia trasportavano prodotti della terra verso i porti.
Viaggi svolti spesso di notte, guidate dalle stelle, “ad itineris nocturni demonstrationem”, dice Jamsilla.
Anche la transumanza ha lasciato tracce evidenti con un intreccio di vie e tratturi, di un complesso di infrastrutture occorrenti ad ospitare, durante le soste, la grande massa di bestiame e gli stessi pastori. Per garantire la transumanza occorrono spazi liberi, spazi recintati (gli jazzi), il rifornimento dell’acqua (con pozzi e cisterne, adattamenti di laghetti naturali detti laghi e/o votani), ricoveri per le persone e santuari per lo spirito.
Il paesaggio antico in cui si inserisce il Santuario di Sant’Angelo, a differenza di come lo percepiamo oggi, era un tempo occupato dalla selva.
Malandrini, briganti e ribelli trovavano rifugio nella selva: le strade impervie e isolate erano il luogo ideale per depredare i viandanti, per razziare beni, derrate alimentari ed animali.
Fondamentali erano le fonti d’acqua e i punti di riferimento ove fermarsi e certamente uno di questi era Sant’Angelo situato in un punto impervio tra i boschi della zona murgiana.
L’area carsica è priva di idrografia superficiale, in quanto l’acqua viene assorbita velocemente dal suolo calcareo. Tuttavia anche in aree carsiche si trovano piccoli “laghi” localizzati in corrispondenza di depositi di terra rossa impermeabile, come il Lago Travato, citato in un documento del 1136.
Tavole
- Tavola 101 – INTRODUZIONE – PROGETTO SANT’ANGELO 4.0 – BENEMERITI
- Tavola 102 – SANT’ANGELO DEL LAGO TRAVATO – TOPONOMASTICA E PRESENZA LONGOBARDA
- Tavola 104 – GEOLOGIA E CARSISMO – LE FORME DEL RUPESTRE TRA PUGLIA E MATERA – LA GROTTA DI SANT’ANGELO
- Tavola 105 – LA NAVE
- Tavola 106 – LA CHIESA
- Tavola 107 – GROTTE NATURALI IN PUGLIA DEDICATE ALL’ARCANGELO MICHELE
- Tavola 108 – L’INGRESSO DELLA GROTTA
- Tavola 109 – L’ISCRIZIONE DI BELLA BELLA
- Tavola 110 – PAVIMENTAZIONE E PERCORSI – LUMI E LUCERNE
- Tavola 111 – PELLEGRINI, EDIFICI E LUOGHI DI ACCOGLIENZA – PASTORI E TRANSUMANZA
- Tavola 112 – IL CULTO DELLE ACQUE – GRAFFITI E ISCRIZIONI – CROCI MONOGRAMMATICHE – I NOMI E LE RICHIESTE DEI PELLEGRINI – PROGETTO SANT’ANGELO 4.0
- Tavola 113 – I CHIROTTERI – LA TUTELA DEI CHIROTTERI – LE SANZIONI – PIPISTRELLI ED EDIFICI STORICO-MONUMENTALI
- Tavola 114A – LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO E CRISTO PANTOCRATORE
- Tavola 115 – L’ARCANGELO MICHELE CHE TRAFIGGE IL DRAGO
- Tavola 116 – VERGINE COL BAMBINO FRA L’ARCANGELO MICHELE E S. GIOVANNI BATTISTA