GEOLOGIA E CARSISMO

La grotta di Sant’Angelo a Santeramo si colloca, a scala regionale, in un’area (piattaforma) la cui origine è avvenuta in ambiente marino a seguito della deposizione di materiale carbonatico (CaCO3) derivato prevalentemente dall’accumulo di resti di organismi a scheletro calcareo o dalla precipitazione di carbonato ad opera dell’attività di organismi viventi (natura biogenica).
Localmente, una porzione (subregione) di tale piattaforma, viene identificata con il termine di “Murge”, un altopiano carsico, ovvero interessato da forme generate dal deflusso delle acque sia in superficie che in sotterraneo (carsismo) e originato da spostamenti e deformazioni (tettonica), iniziati nel Cretaceo superiore (epoca geologica tra 100,5-66 milioni di anni fa). Il materiale carbonatico della piattaforma delle Murge è suddiviso per i tempi in cui si è depositato e successivamente litificato in due corpi rocciosi (formazioni) denominati: il più antico Calcare di Bari (epoca Turoniano-Barremiano) e il più recente Calcare di Altamura (epoca Senoniano). Queste formazioni presentano fratture, livelli terrosi di “terra rossa” e forme carsiche, con calcare a grana finissima (micritico) o granulare e resti di organismi (fossili).
Il territorio in cui si colloca la grotta ha geomorfologia collinare con un’altitudine media di 483 metri sul livello del mare. Qui la tettonica ha favorito la formazione di una piega concava verso l’alto (sinclinale), a sviluppo in direzione NW-SE e di fratture lungo un piano (faglie) a direzione WE e NW-SE, creando, nel complesso dell’ammasso roccioso calcareo, anche per la sua idrosolubilità, condizioni ideali per lo sviluppo di fenomeni carsici intensi che hanno generato cavità e vie preferenziali di deflusso delle acque (inghiottitoi). La permeabilità dell’acqua nell’ammasso roccioso è dovuta pertanto a fratturazione e carsismo, con accumulo della stessa in falde idriche profonde e in più livelli.
Il carsismo superficiale (epigeo), favorito anche dalla presenza delle faglie, ha dato vita ad un reticolo fluvio-carsico (idrografia) privo di deflussi per buona parte dell’anno (effimero), sia per la scarsità delle precipitazioni che per le caratteristiche di permeabilità del substrato roccioso, nonché ad altre forme carsiche come le doline.

LE FORME DEL RUPESTRE TRA PUGLIA E MATERA

La geologia del suolo cambia al limitare delle Murge verso la piana delle Matine, dove l’emergere del banco calcarenitico, meno tenace, ha reso possibile lo scavo di ambienti ipogei e insediamenti, analoghi alle più evidenti manifestazioni del rupestre che caratterizzano Matera e le gravine dell’arco jonico tarantino. Qui chiese, case, frantoi, trappeti, stalle, luoghi di lavoro, tombe, hanno dato forma a interi villaggi generalmente lungo gli spalti di lame e gravine.

LA GROTTA DI SANT’ANGELO

Le caverne hanno sempre colpito l’immaginazione dell’uomo per il loro valore simbolico all’origine di numerosi culti, miti e leggende.
Nelle grotte sono i più antichi santuari dell’umanità.
Nell’immaginario collettivo medievale, la tenebrosità dell’antro e l’inaccessibilità del sito creava un’atmosfera di mistero, di impenetrabilità, di limite, oltre che fisico, psicologico e morale.
La grotta di Sant’Angelo è una forma di carsismo nel sottosuolo (ipogeo), poca profonda dal piano campagna, che ha interessato il calcare di Altamura delle Murge.
Per semplificare la descrizione possiamo suddividere la grotta in un corridoio principale che dall’ingresso discende verso ovest nella zona più profonda; da questo corridoio si dipartono, quasi ortogonalmente, altri tre corridoi: il primo si diparte dalla nicchia scolpita nella roccia e dopo nove metri circa curva sulla destra unendosi al corridoio parallelo, mentre a est si perde in una diramazione secondaria.
Il secondo corridoio, parallelo al primo, termina in corrispondenza del laghetto.
Il terzo più interno infine corre parallelo al precedente da cui è diviso da una barriera stalattitico-stalagmitica.

Tavole

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